Marco Olmo, sempre giovane

FRANCESE QUI 

Parla poco, ma le sue parole valgono oro. Marco Olmo, 72 anni, è un’icona del trail. La sua legenda inizia nel 2006, quando conquista il podio dell’UTMB all’età di 58 anni. L’anno successivo la storia si ripete, nell’incredulità dei suoi concorrenti. Tre anni fa vince l’Ultra Africa Race (220km) all’età di 69 anni.. Nato e cresciuto nella miseria, Marco ha fatto dell’ ascetismo il suo stile di vita e del minimalismo la sua impronta digitale. Oggi, guarda con disincanto e, al contempo, con benevolenza ad una società che non ha più bisogno di niente. Ancora giovane nella mente e nelle gambe, Marco continua a correre guidato da un’unica bussola: la libertà.

 

LA REPUBLIQUE DU TRAIL : Buongiorno Marco, siamo a Chamonix, l’UTMB è cambiata da quando hai vinto la gara nel 2006 e 2007, quando avevi, rispettivamente 58 e 59 anni?

MARCO OLMO: Era già importante anche allora. Nel 2007, quando ho vinto per la seconda volta, partecipavano 44 nazioni, tra cui anche l’America. Pare che negli ultimi 10-12 km ci fossero 40 mila spettatori. Quindi c’era da bucare la folla entrando in Chamonix.

 

RDT: All’epoca, perché avevi deciso di fare l’UTMB?

MO: Sono arrivato all’UTMB grazie a Pietro Martinengo, che organizzava la CroMagnon . Siccome avevo vinto parecchie volte la CroMagnon mi ha detto “io ti faccio invitare, conosco gli organizzatori”. Mi hanno invitato, sono venuto qui nel 2005, sono arrivato terzo, tranquillo, da solo senza nessuna assistenza in gara. L’anno successivo è venuta mia moglie a farmi assistenza e abbiamo vinto, poi ho vinto ancora nel 2007 ed era totalmente inatteso considerando che partecipavano anche gli americani, ecc… Ho sorpreso tutti!

 

RDT: Dici “abbiamo vinto”.

MO: Si, d’altronde ci vuole sempre una spalla dietro (d’altronde non si vince mai completamente da soli). Io avevo solo mia moglie, Adesso, chi vince penso abbia più di una persona dietro!

« In 2007, Nicolas Mermoud che è partito in testa a palla proprio, difatti alle Contamines aveva 17 minuti di vantaggio su di me, però nell’ultima ora gli ho dato quasi un’ora. »

RDT: Grazie a lei, hai fatto una carriera sportiva bellissima!

MO: Sì, mia moglie mi ha sempre supportato, non mi ha mai ostacolato, quindi…

Foto : CMP

 RDT: Hai uno stile un po’ speciale: quando corri tieni le mani dietro la schiena. Da dove viene questo stile?

MO: Ho acquisito questo stile alla Desert Cup in Giordania, 168 km non-stop. Avevo uno zaino di circa 5 kg sulla spalle, quindi camminare con le mani dietro mi consentiva di tenere su lo zaino ed alleggerire un po’ il peso sulle spalle. Poi leggermente inclinato in avanti riesci a fare i passi anche più lunghi, intanto le braccia stanno ferme quindi hai meno movimento (meno dispersione di calorie). E poi l’ho adottato anche nelle corse in salita quando sei stanco che vai su con calma. Certo, se devi andare su forte appoggi le mani sulle ginocchia e spingi così, però quando hai tipo un UTMB non è che devi andare alla morte perché sennò non arrivi alla fine, quindi anche nel Cro-Magnon avevo adottato questo. Poi ho visto anche molti francesi. Adesso l’hanno mollato un po’ a causa dei bastoncini. Comunque molti l’hanno adottato.

 

RDT: Il tuo stile è diventato molto famoso.

MO: Più che famoso, direi che era diverso! Il diverso incuriosisce sempre.

 

RDT: È stata una sorpresa vincere l’UTMB due volte?

MO: Non la definirei una vera sorpresa, perché mi sentivo molto in forma, avevo una certa sicurezza, ero rilassato perché non sono mai partito con l’idea di vincere. Avevo solo voglia di gareggiare. Soprattutto il secondo anno sono partito molto rilassato, considerando la mia età anche arrivare al terzo o quarto posto sarebbe stato un buon risultato. E poi non avevo il peso di sponsors, di allenatori o manager dietro di me. Non avevo praticamente sponsor! Ero qui così… avevo una tale sicurezza di poter vincere che adesso me la sogno. Quindi ho svolto la gara con molta serenità. Invece, ad esempio, Nicolas Mermoud che è partito in testa a palla proprio, difatti alle Contamines aveva 17 minuti di vantaggio su di me, però nell’ultima ora gli ho dato quasi un’ora.

« Non sono un corridore come quelli che ci sono adesso, sono uno che è arrivato dalla miseria del dopoguerra »

RDT: C’era anche Dawa Sherpa.

MO: Si, è arrivato quarto quell’anno lì, se non sbaglio. L’anno precedente non so se era arrivato tra i primi posti o forse non c’era l’anno prima. E nel 2005 si è ritirato.

Foto: CMP

RDT: Adesso, hai 72 anni, cosa fai?

MO: Corro per conto mio un’oretta, un’ora e mezza al giorno. Partecipo a molte conferenze in giro per l’Italia, proiettando i filmati delle mie gare, della Marathon Des Sables e dell’UTMB. Mi invitano un po’ come testimonial. Sono ambassador dell’azienda ‘CMP’ (brand ambassador), un’azienda italiana, dove mi trovo benissimo.

 

RDT: Cosa ti fa correre nella vita?

MO: “Cosa mi fa correre” è difficile da dire. Io ho corso un po’ per vendicare la gioventù dalla miseria. Non sono un corridore come quelli che ci sono adesso, sono uno che è arrivato dalla miseria del dopoguerra nelle valli cuneesi. Poi ho fatto dei lavori sempre pesanti e umili. Ho lavorato in una cava su Caterpillar insomma… quindi mi allenavo dopo il turno di lavoro. Non ho mai avuto né allenatori, nessuno che seguisse la mia preparazione alle gare. Sono sempre stato libero, e questo forse mi ha aiutato a correre a lungo e anche a vincere all’età che ho vinto.

 

RDT: Hai avuto una gioventù un po’ dura e questo ti ha predisposto psicolgicamente ad affrontare queste gare?

MO: Può anche darsi, ma sono uno abbastanza testardo. Ho fatto anche molti sbagli però gli sbagli aiutano a crescere e a migliorarsi. All’inizio non c’era nessuna esperienza di queste gare lunghe, nessuna nozione. Ho fatto sbagli. Invece chi comincia adesso a fare questo tipo di competizioni lunghe gode dell’esperienza di altre persone. Quindi sanno già quale alimentazione avere, come allenarsi, ecc… Io mi sono sempre allenato per conto mio senza nessuna specifica istruzione.

 

RDT: E hai sempre corso?

MO: Sì, ho corso ed ho fatto sci di fondo fino all’85 o giù di lì, poi ho smesso con lo sci di fondo quando è nato lo skating non mi piaceva.

RDT: Cos’altro fai nella vita?

MO: Niente!

RDT: Se ricordo bene tu sei vegetariano, no?

MO: Sì, sono vegetariano da ormai quasi 32 anni. È una scelta che ho fatto prima per motivi di salute poi è diventato uno stile di vita. Sono andato da un naturopata e mi ha indirizzato sul vegetarianesimo. Di lì poi cambi un po’ la tua opinione sugli animali e su tutto il resto. Vedi il mondo con altri occhi. Di questo ne sono felice e orgoglioso.

« C’è stata un’evoluzione senza senso negli ultimi anni specie nella lunghezza e nella durezza. Non so se continua così cosa arriveranno a fare. »

RDT: Cosa pensi del cambiamento climatico?

MO: Ma lì è una cosa… Una politica internazionale che è difficile ingarbugliarsi. E` una questione molto ingargbugliata, che riguarda in generale la politica internazionale. In certi posti dicono che gli oceani diminuiscono, in certi posti dicono che aumentano. Ci sono stati anni con poca neve, anni con molta neve. Io nella mia ormai quasi lunga vita ho visto inverni di tutte le qualità. Quindi va a cicli. Non so io… Non posso dare un giudizio su questo.

 

RDT: Cosa pensi dell’evoluzione del trail running oggi?

MO: Ma è una bella cosa perché trovi tutto, ma dall’altra parte è anche un po’… era anche meglio prima quando dovevi arrangiarti a sistemarti lo zaino, sistemarti le ghette per andare alla Marathon des Sables. Io ho vinto qui queste gare con delle scarpe per la maratona. Ti dico anche il marchio: delle Phantom Mizuno che ormai tanto non sono più in produzione. Forse c’ero solo io con quella scarpa li…

 

RDT: Davvero ?

MO: Si. Era quasi liscia.

Foto: CMP

RDT: Avresti un consiglio per i principianti nel trail running?

MO: Eh un consiglio c’è. Perché adesso la gente vuole cominciare con 50 km, con un sacco di dislivello, invece sarebbe meglio cominciare con pochi km, poco dislivello, farsi come si dice da noi le ossa e non rompersele.

 

RDT: Prendere il tempo di allungare le distanze.

MO: Eh c’è tempo! Prendete esempio da me che ho vinto qui a 58-59 anni e quindi uno che ha vent’anni non deve agitarsi.

 

RDT: E dopo è arrivato un giovane che si chiama Kilian che ha dimostrato che non bisognava essere vecchi per vincere, si poteva anche essere giovani.

MO: Ma d’altronde la forza di un uomo è tra i 20 e i 30 anni poi c’è il declino. Il militare si fa a 20 anni non a 60.

« Piuttosto che arrivare distrutto meglio abbandonare la gara. È solo una gara, stai facendo una cosa inutile. »

RDT: Qual è il tuo ricordo più bello in trail running?

MO: Certamente queste vittorie sono la cosa che mi hanno dato più fama però io prima facevo corse in montagna che praticamente erano il trail di adesso. Ho cambiato specialità senza accorgermene che erano solo più corte. Una gara sui 40-50 un’ora, due ore qualcuna, poi sono arrivate le gare lunghe. Io già dalla Marathon De Sables ho cominciato con il Cro-Magnon e poi sono finito qui, ho fatto anche altre gare alle Canarie. C’è stata un’evoluzione senza senso negli ultimi anni specie nella lunghezza e nella durezza. Non so se continua così cosa arriveranno a fare.

 

RDT: Hai delusioni con le gare che hai fatto?

MO: Delusioni ce n’è perché a volte devi abbandonare. Io sono uno che non è che deve tagliare il traguardo a tutti i costi, piuttosto che arrivare distrutto meglio abbandonare la gara. È solo una gara, stai facendo una cosa inutile. Mettiamola così: sei già a Chamonix perché devi fare il giro per arrivare a Chamonix ?

Quindi la corsa deve essere un piacere. Quando la tribolazione supera il piacere della corsa, non ha più senso.

Foto: MDS

RDT: Ti sei infortunato molto nella tua carriera?

MO: No, non ho avuto grandi problemi. Ho fatto 22 Marathon Des Sables di fila quindi vuol dire che per 22 anni ero in forma in quella stagione.

 

RDT: Anche quest’anno hai partecipato?

MO: No, non partecipo più da 3 anni.

 

RDT: E con l’età vedi che il tuo corpo cambia, che è un po’ difficile riuscire a fare ciò che facevi in passato?

MO: Eh sì alla grande! Quando superi i 65 arrivi ai 70 il declino c’è ! Ma è naturale.

 

RDT: Però non sei cambiato molto da quando hai vinto l’UTMB…

MO: No, no, sono cambiato. Li ho finito dalla gara, qui invece adesso sono rilassato. Allora ero brutto perché avevo finito la gara, dimostravo 10 anni di più e quindi sono i 10 anni, 12, che sono passati.

 

RDT: Adesso hai progetti? Quali sono i tuoi obiettivi?

MO: Faccio qualche corsetta, faccio come ho detto qualche conferenze in giro, cerco di dare il buon esempio delle gare di stare nello sport pulito più che altro, faccio uno stage in Marocco nelle dune per insegnare a chi vuole avvicinarsi alle corse nel deserto.

 

RDT: Grazie molte. È stato un piacere.

MO: Grazie a te.

Foto: MDS

Ringraziamenti: M.Mazzilli.

 

 

Le gare di Marco :

  • UTMB®, 163km, Chamonix, 1o in 2006, 2007, 3o en 2005;
  • Transgrancanaria, 128km, 1o in 2008;
  • Ultra Africa Race, 220km, 1o in 2017;
  • Marathon des Sables, 220km, 3o in 1996, 1997, 1999;

2 Comments

  1. Grandissimo Marco Olmo sei un esempio per tutti, la tua intervista é di un valore inestimabile perché racconta parte della tua vita. Grazie

    Reply
    • Cara Ketty,
      Grazie per il tuo messaggio, siamo contenti che l’intervista ti piaccia. Marco è una persona veramente straordinaria!
      Saluti,
      Charles

      Reply

Submit a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Une idée d’article ? Envie de contribuer ?

Vous aimez la république du trail ? faites le savoir.

Pin It on Pinterest